29 Novembre – COMMENTO AL VANGELO

Don Alessandro FaranoBlogLeave a Comment

Sabato della XXXIV settimana del tempo ordinario

Nel sabato della XXXIV settimana del Tempo Ordinario anno C, la Parola ci conduce alla soglia dell’Apocalisse, a contemplare non la fine come minaccia, ma come compimento luminoso. Nella prima lettura, Daniele vede la vittoria definitiva dei giusti: Daniele 7,27: “Il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo.” È sorprendente: Dio non tiene il regno per sé, lo dona. È la promessa di una comunione in cui la gloria non schiaccia, ma innalza; una promessa che toglie paura e accende speranza. Il salmo responsoriale fa eco a questa visione con il suo invito incessante alla lode: Daniele 3,57: “Opere tutte del Signore, benedite il Signore.” È come se il creato intero già celebrasse quella vittoria futura, quella gioia che nessuno potrà più togliere. La lode diventa allora non evasione, ma profezia: canta ora ciò che Dio compirà pienamente alla fine.

Nel Vangelo, Gesù ci chiede di fare un passo ulteriore: non solo sperare, ma vigilare. Luca 21,34: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano.” Il pericolo non viene da fuori, ma da dentro: un cuore appesantito, distratto, sedotto, stanco. E subito Gesù aggiunge una via per rimanere liberi: Luca 21,36: “Vegliate e pregate in ogni momento.” La vigilanza non è tensione nervosa, ma attenzione amorevole; la preghiera non è fuga, ma respiro. San Basilio dice: «Il cristiano deve essere come un vegliardo che attende l’alba.» Non perché la notte sia negata, ma perché la luce viene.

La Parola di oggi ci domanda: come sta il mio cuore? È leggero o appesantito? È desto o addormentato? Daniele ci mostra la meta, Gesù ci indica la via, e il salmo ci educa alla lode che libera. Quanto più guardiamo la fine con speranza, tanto più viviamo il presente con lucidità.

Per questo, un consiglio di fede pratica: oggi scegli consciamente di alleggerire il cuore da qualcosa che lo appesantisce. Può essere un pensiero ricorrente, un rancore, una preoccupazione che ti schiaccia. Portala davanti al Signore e dille: “Non voglio che tu mi governi.” Poi dedica un minuto alla lode, semplice e concreta. Perché un cuore che loda è un cuore che vede, e un cuore che vede è un cuore che rimane sveglio. Ed è così che si attende il Signore: non con paura, ma con un’attenzione piena di amore.

𝗜 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗜 𝗖𝗔𝗡𝗔𝗟𝗜

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